La festa dei nonni: patrimonio immateriale di saperi e sapori

La festa dei nonni: patrimonio immateriale di saperi e sapori

Il 2 ottobre, ogni anno, si celebra una giornata speciale: la festa dei nonni. Questa data, che non a caso coincide con la giornata degli Angeli Custodi nel calendario liturgico cattolico, non è solo un’occasione per regalare un abbraccio o fare una telefonata ai nostri cari, è anche un momento per ricordare che i nonni sono custodi di un patrimonio immateriale inestimabile, fatto di tradizioni, di storie e, soprattutto, di ricette in grado di attraversare le generazioni. 

Video di Kampus Production

Ricette e tradizioni: una cucina che parla del passato

Le ricette dei nonni ci fanno fantasticare e parlano la lingua di tempi lontani, quelli in cui la frenesia non inghiottiva le giornate come accade nella nostra quotidianità, tempi in cui ci si riuniva a cucinare insieme per grandi tavolate, in occasione di qualcosa da festeggiare o di una semplice cena di famiglia o di quartiere. La cosa importante era passare del tempo tutti insieme. Ancora oggi nel mio paese ci sono signore che hanno ricette scritte a penna sui foglietti, ripiegate e riposte nelle tasche dei grembiuli, e le barattano con le amiche in cambio di altre delizie culinarie. Una sorta di mercato nero delle ricette.

Chiunque abbia avuto la fortuna di crescere con i nonni ricorderà sicuramente l’odore del sugo che bolliva piano, il profumo della lasagna, di un ciambellone appena sfornato o di quella minestra che sembrava avere il potere di curare ogni male. Le ricette delle nonne sono impregnate di racconti, di aneddoti legati alla famiglia e al territorio. Ogni piatto ha una sua storia, introvabile all’interno dei canonici libri di cucina, perché appartenente al patrimonio familiare, fatto di dosi “a occhio”, di gesti che si imparano osservando e di trucchi che si scoprono solo dopo anni di pratica. Custodisco ancora con gelosia il ricettario di mia nonna che non c’è più, rigorosamente scritto a mano e pieno di ritagli di ricette infilati qua e là tra le pagine. 

Sostenibilità Old School

Una delle caratteristiche più affascinanti di questo tipo di ricette è che spesso sono fatte di ingredienti semplici e materie prime umili, che l’esperienza e la maestria di un tempo riescono però a trasformare in piatti degni del Gambero Rosso. Tra gli insegnamenti più preziosi racchiusi in questo patrimonio culinario c’è infatti la capacità di essere sostenibili in cucina, anche quando il termine non andava ancora così tanto di moda. 

Nelle cucine dei nonni lo spreco non era contemplato. Tutti gli avanzi si reinventavano per essere trasformati in piatti nuovi: il pane raffermo diventava così crostini per la zuppa o base per una panzanella freschissima, le verdure avanzate trovavano posto su un letto di frittata o dentro a delle polpette…  

Oggi più che mai è importante proteggere questo patrimonio immateriale di saperi e sapori. Una delle missioni più importanti, soprattutto per le nuove generazioni, dovrebbe essere infatti quella di raccogliere il testimone e preservare tali tradizioni. Ciò non significa solo imparare a cucinare i piatti dei nonni, ma anche raccontare le storie che li accompagnano, tramandarne i gesti, e soprattutto continuare a cucinare per chi amiamo, come i nonni hanno sempre fatto per noi.

foto freepik


Come celebrare i nonni: in cucina con il cuore

Ma allora, come omaggiare al meglio i nonni in questa giornata se non cucinando una delle ricette che ci hanno insegnato? 

Questa è una delle innumerevoli della mia nonna Renata, tipica di quel piccolo paesino della Tuscia che è Carbognano, semplicissima e adatta a chiunque! 

I “bricheli” carbognanesi di nonna Renata 

Dosi per 2 persone

1 Uovo
1 bicchiere d’acqua
Farina q.b.

In una ciotola aggiungere l’uovo, il bicchiere d’acqua e la farina (rigorosamente a occhio) q.b. fino ad avere un impasto elastico ed omogeneo. 

Lavorarlo a mano per qualche minuto e poi stendere il tutto su una spianatoia con il mattarello, dando all’impasto l’altezza desiderata. 

Tagliarlo in strisce per creare una forma simile ai pici, ma più corta e spessa. 

Cuocere in acqua bollente e salata per pochi minuti e condire con un sugo a piacere (ragù, ai funghi, di mare) basta che sia a volontà, come dice sempre nonna Renata! 


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