Bomarzo, non solo il Sacro Bosco

Bomarzo, non solo il Sacro Bosco

Immagina un luogo sospeso tra sogno e realtà, dove creature mitologiche emergono dalla pietra, fontane sussurrano storie antiche e la natura rigogliosa fa da cornice a un’opera d’arte senza tempo. Benvenuti a Bomarzo, un comune incantevole nel cuore della Tuscia viterbese, un tesoro che aspetta solo di essere scoperto da chi ama la bellezza, la storia e i sapori autentici di una terra generosa.

Benvenuti a Bomarzo, un comune incantevole nel cuore della Tuscia viterbese

foto di Cosmin latan

Le origini

Le radici di Bomarzo affondano in un passato remoto, testimoniato dai numerosi ritrovamenti archeologici che spaziano dall’epoca etrusca a quella romana. Il nome stesso, forse derivante dal latino “Polymartium” (città di Marte), evoca un legame antico con questa divinità. Tuttavia, è nel Rinascimento che la cittadina entra prepotentemente nella storia, grazie alla potente famiglia Orsini. Fu Pier Francesco Orsini, un uomo colto e tormentato, a commissionare nel XVI secolo quello che oggi conosciamo come il celebre Sacro Bosco, o “Parco dei Mostri”. Un luogo unico al mondo, nato forse come espressione del suo dolore per la perdita della moglie Giulia Farnese (da non confondere con l’omonima concubina del papa Alessandro VI), o come un enigmatico percorso iniziatico, ancora oggi avvolto da un alone di mistero e fascino.

Cosa vedere

La visita a Bomarzo è un’immersione in un mondo fantastico che non ha eguali. Il Sacro Bosco è senza dubbio l’attrazione principale, un giardino manierista popolato da sculture ciclopiche che sfidano le convenzioni dell’epoca. Passeggiando tra sentieri ombrosi, si incontrano l’imponente Orco con la bocca spalancata, la Tartaruga gigante con un obelisco sulla schiena, la Casa Pendente che sfida le leggi della gravità, il Tempietto dedicato a Venere, un’oasi di armonia classica in mezzo a tanta stravaganza. Ogni scultura sembra raccontare una storia, invitando l’osservatore a perdersi in un labirinto di simboli e allegorie.

Benvenuti a Bomarzo, un comune incantevole nel cuore della Tuscia viterbese

foto di Ben Skála, Benfoto

Ma Bomarzo non è solo il suo parco. Il borgo medievale conserva un fascino autentico, con le sue strette vie in pietra, le case addossate l’una all’altra e gli scorci panoramici sulla valle del Tevere. Da non perdere è il Duomo, dedicato a Santa Maria Assunta. All’interno, le tre navate divise da pilastri in peperino custodiscono opere d’arte e le spoglie di Sant’Anselmo, patrono del paese. Situato nel cuore del centro storico, Palazzo Orsini è una splendida dimora rinascimentale progettata inizialmente dall’architetto senese Baldassarre Peruzzi. Oggi sede municipale, il palazzo conserva affreschi e una cappella dove riposa il corpo di San Moderato, santo nativo del luogo. Forse non tutti sanno che, vicino al più noto Parco dei Mostri, c’è un’altra misteriosa bellezza archeologica: è la Piramide Etrusca di Bomarzo. Questa costruzione megalitica a gradoni, forse pensata per i sacrifici agli dèi, è tra gli altari rupestri più grandi in Europa.


I prodotti tipici

La Tuscia è una terra generosa, e Bomarzo non fa eccezione quando si parla di prodotti tipici. L’olio extravergine d’oliva è un vero vanto, ottenuto dalle olive coltivate sulle dolci colline circostanti, dal sapore fruttato e intenso. Le nocciole, con la loro fragranza inconfondibile, sono un altro prodotto d’eccellenza, utilizzate in pasticceria per dolci tradizionali e croccanti. I boschi rigogliosi offrono poi castagne saporite, soprattutto nel periodo autunnale, che vengono celebrate con sagre e preparazioni tipiche. Nei vigneti che circondano Bomarzo si producono degli ottimi vini, bianchi e rossi, ottimi come accompagnamento ai piatti tipici della zona. Per concludere, le patate a pasta gialla sono utilizzate per preparare uno dei piatti più tipici della zona, celebrato durante la Sagra degli Gnocchi.


Cosa mangiare 

Quella della Tuscia è una gastronomia che attinge a piene mani dalla terra, dalla tradizione contadina, fatta quindi da prodotti della campagna e carni, erbe selvatiche, legumi, funghi, nocciole, zuppe ma più in generale gustosi piatti realizzati con ingredienti poveri (basti pensare alla famosissima acquacotta). Sicuramente un dolce tipico da assaggiare è il Biscotto di Sant’Anselmo, una ciambella dolce la cui ricetta risale al V secolo d.C., quando il vescovo Anselmo fece produrre un pane dolce da distribuire ai poveri e ai pellegrini di Bomarzo. ​

foto da ViviGreen

Da non perdere

Oltre alla festa  del patrono, che commemora Sant’Anselmo Vescovo il 24 aprile, il giorno successivo viene disputato il Palio di Sant’Anselmo. In questa ricorrenza, le cinque contrade di Bomarzo (Dentro, Borgo, Poggio, Croci e Madonna del Piano) si sfidano in una tradizionale gara tramandata fin dal XVII secolo. Sempre nell’ambito di questi festeggiamenti, il 25 aprile si svolgono il corteo storico rinascimentale in costume e la Sagra del Biscotto di Sant’Anselmo,istituita nel 1973.

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