Il latte fa bene o male alla nostra salute?

Il latte fa bene o male alla nostra salute?

Attaccati al cordone ombelicale, nel pancione della mamma, ci alimentiamo e prendiamo forma mentre pian piano rotoliamo a testa in giù per nascere.  Scivoliamo via dal ventre materno e iniziamo a respirare dopo il primo  vagito. Ed ecco che dobbiamo di nuovo mangiare  e, fuori dal liquido amniotico, l’unico cibo ingeribile e digeribile è il latte. Quanto è buono, quanto ci piace. E quanto urliamo ogni volta che abbiamo di nuovo fame! Il latte è il primo nutrimento umano e ha il compito di traghettarci fino allo svezzamento, quando cominciamo ad ingerire anche cibi solidi o semisolidi.

Man mano che cresciamo si forma anche il nostro pensiero e, arrivati in età adulta, scatta il nostro dilemma: “Ma il latte fa bene o fa male alla nostra salute?” La domanda è tutt’altro che spontanea, giacché nasce stimolata dal fiume di dibattiti a cui siamo continuamente esposti sugli effetti del consumo del latte in età adulta. C’è chi ne elogia le proprietà e la completezza sotto ogni profilo nutrizionale, c’è chi invece ne ritiene opportuno l’uso solo in età infantile. I sostenitori della seconda corrente di pensiero, ossia “il latte solo ai bambini”, si basano sull’assunto che la specie umana, per sua natura, tollera il latte solo nella fase di allattamento. Tuttavia, stante il miliardo di persone che tutti i giorni  su questo pianeta fanno uso di latte, c’è da credere piuttosto che la nostra specie si è evoluta, abituando il nostro apparato digerente a nuovi consumi rispetto a quelli dell’uomo delle caverne.  

Voglio dire, ce lo vediamo l’uomo del paleolitico cibarsi al fast food?  Probabilmente lo vedremmo collassare in un paio d’ore. E passando all‘homo sapiens, pensate che riconoscerebbe le nostre patatine fritte, rotolate nella maionese, come sostanza da ingerire?

Bene, detto questo, torniamo ai giorni nostri, e al genoma che, adattandosi all’evoluzione, si è modificato per consentirci, anche in età adulta, di digerire lo zucchero contenuto nel latte, ossia il lattosio. Resta ora da vedere se l’insieme del nostro patrimonio genetico si è evoluto abbastanza anche per consentirci di ingerire tutto quello che di più nocivo le grandi industrie alimentari confondono negli alimenti che assumiamo tutti i giorni.

Così , mentre ci castighiamo già al risveglio,  rinunciando di fare colazione con un buon cappuccino, ci consoliamo con un succo di frutta a lunga conservazione e una merendina.

Tuttavia, va detto che, anche il latte non è sempre uguale a se stesso, e non è detto che sia sempre buono, sano e controllato. Pertanto, prima di acquistare il latte, bisogna fare una scelta consapevole tenendo conto non solo della sua provenienza, ma dell’intera filiera che ha portato alla sua produzione.

“Filiera corta” è la parola d’ordine, e attiene all’intero processo di produzione del latte che, nello spazio ridotto di pochi chilometri, parte dalla terra e termina nel prodotto confezionato. Pertanto, andando a ritroso, per avere a valle un latte di qualità, bisogna risalire a monte, al suolo che ha prodotto il foraggio, alla base dell’alimentazione bovina. Il rispetto per l’ambiente è essenziale per una terra sana e ricca di quei minerali e quelle sostanze nutritive che assicurano salute e benessere animale. Solo quando la filiera è rispettata e controllata la mungitura produce un latte sano e a garanzia del nostro consumo.

La Tuscia è una terra di origine vulcanica, una benedizione per le colture agricole che fioriscono in varietà, quantità e qualità. I cereali e le leguminose prodotti dalle aziende agricole locali vengono  utilizzati per ottenere i mangimi somministrati agli animali di altre aziende locali di allevamento. Il latte infine viene venduto nel territorio per garantirne un consumo sano e a chilometro zero. 

Per avere un meccanismo circolare così concepito è necessario che i produttori agricoli, allevatori e rivenditori del prodotto finale siano in rete attraverso il sistema di cooperativa capace di catalizzare la domanda e aggregare l’offerta, offrendo tutela e vantaggi per gli associati e di rimbalzo anche a noi che siamo i consumatori finali.

Se leggendo queste righe hai già smesso di pensare se il latte fa bene o male alla nostra salute è perché hai capito che il valore discriminante per il nostro benessere non è  dato dal prodotto in sé ma dalla sua qualità.

Il latte è infatti l’alimento più completo che abbiamo in natura perché contiene in buone quantità i tre macronutrienti di cui abbiamo bisogno per vivere , ossia proteine di alto valore biologico, grassi e zuccheri. Il latte è inoltre ricco di micronutrienti essenziali per il nostro organismo come calcio, fosforo, potassio, zinco, vitamine A e D (presenti soprattutto nel latte intero), K2 e del complesso B. Se aggiungiamo inoltre che ha un contenuto apprezzabile di iodio, ottimale per il funzionamento della nostra tiroide, potremmo aver sciolto definitivamente il dilemma.

In definitiva, visto che il latte ci ha nutrito e fatto crescere da quando abbiamo cominciato a respirare, in mancanza di intolleranze specifiche, è un prodotto da continuare ad apprezzare e consumare nella nostra dieta quotidiana, per un “vita sana, mangiando bene”.

Se il latte è buono fa anche bene!

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