Wine Man con il Cappello! – Chi è Carlo Zucchetti?

Wine Man con il Cappello! – Chi è Carlo Zucchetti?

Socio Fondatore di Arcigola (Slow Food) ci parla di Tuscia: Food & Wine Country

I vini della Tuscia sono buoni e pregiati. Sono l’orgoglio dei produttori vinicoli locali ma anche prodotti di qualità capaci di confrontarsi con i più grandi brand internazionali. Ce lo racconta Carlo Zucchetti, giornalista enogastronomico e uno dei soci fondatori di Arcigola, associazione enogastronomica nata nel 1986, presieduta da Carlo Petrini e capostipite del movimento Slood Food.

Difatti, al congresso di Parigi del 1989, Arcigola si è trasformata in Slow Food, ossia la grande associazione internazionale no profit che lavora in 150 Paesi del mondo per promuovere un’alimentazione “buona, pulita e giusta” per tutti. 

Chi è Carlo Zucchetti

Carlo zucchetti è un intellettuale del vino dotato di una forte personalità e carisma. Se il vino ha connotato la sua carriera professionale, i suoi eleganti cappelli a falde larghe hanno negli ultimi anni connotato il vino. Difatti,  quando un vino è buono e apprezzato da Carlo Zucchetti,  si dice che è un vino con il cappello! Questa espressione ha anche dato il nome al suo portale internet, Il giornale enogastronomico con il cappello dove è possibile trovare tutti gli aggiornamenti sul mondo del vino, quali: notizie, eventi, articoli, rubriche e guide enogastronomiche.

Tutto è iniziato negli anni ’80 quando su una rivista di cultura materiale chiamata Arcigola, uscì un appello di Carlo Petrini per trovare partner in tutta Italia disposti a  raccontare il vino in modo diverso e nuovo. Carlo Zucchetti raccolse l’appello e il 26/7/1986, insieme ad altri 13 membri, firmò l’atto costitutivo di Arcigola, un’associazione enogastronomica omonima della rivista. Per alcuni anni Zucchetti fu il governatore nazionale di Arcigola, che nel 1989, in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese, è divenuta Slow Food. Attualmente, il giornalista enogastronomico continua a collaborare con Slow Food nell’ambito di numerose attività ed eventi.

Il servo Martino: primo sommelier della storia

La passione di Carlo Zucchetti per il vino nasce dalla cultura contadina in cui è cresciuto, e che in passato ha caratterizzato Montefiascone, il paese in cui ancora vive. Questa cittadella è nota per la leggenda di Johannes Defuk e del suo fedele servo di nome Martino, da molti considerato il primo sommelier della storia.

Defuk  era un vescovo intenditore di vini che nel 1111 compì un lungo viaggio verso Roma per incontrare il papa. Martino fu mandato in avanscoperta per trovare le locande che servivano il vino più buono. Avrebbe dovuto segnalarle con la parola EST (dal latino c’è). Giunto a Montefiascone il servo rimase esterrefatto dalla bontà del nettare tanto da scrivere EST! EST!! EST!!!

Questa leggenda ha dato il nome al vino bianco prodotto nell’area di Montefiascone, ossia l’ EST! EST!! EST!!! che nel 1966 è divenuto la seconda DOC in Italia.

Vino: cultura contadina

In passato a Montefiascone, per lavoro o per diletto, quasi tutti producevano il vino. Così anche il nonno di Carlo aveva il suo vigneto da cui ricavava il vino per la famiglia. Il giornalista ricorda la vendemmia come un evento che radunava amici e famiglie in una grande festa. I grappoli raccolti venivano  messi in grandi contenitori per essere poi pressati con il torchio. C’era anche la pratica folkloristica di pestare l’uva con i piedi. Un gioco divertente che allungava i giorni di festa. 

Carlo Zucchetti ci racconta che quando era adolescente in paese c’erano ancora le fraschette. Erano delle pseudo osterie improvvisate, così chiamate perché avevano come insegna delle piccole frasche di alloro. Gli agricoltori aprivano le loro fraschette nelle cantine sotto casa per vendere il vino rimasto e svuotare le botti in vista della nuova vendemmia. Questi luoghi erano molto frequentati, soprattutto a colazione. Le persone portavano il cibo proprio e bevevano  il vino. Le pietanze di solito erano molto salate per far aumentare la sete: fave con il pecorino, trippa alla romana, coda alla vaccinara, porchetta e così via.

Fino agli anni ’70 nel paese c’erano 48 fraschette che aprivano a turno. In quei luoghi si potevano trovare i personaggi più strani: giocatori di morra, ubriaconi, fannulloni ecc… C’era anche un curioso personaggio che fumava il sigaro al contrario, pratica che gli era rimasta dalla prima guerra mondiale quando, per non farsi notare dal nemico, i militari fumavano tenendo la parte accesa in bocca.

La fraschetta faceva parte dell’identità culturale del paese e il giornalista enogastronomico ricorda quando andava in quelle cantine anche per studiare con il suo professore di filosofia in vista dell’esame di maturità. Su quella identità culturale Carlo Zucchetti ha poi costruito la sua carriera professionale e intellettuale legata al vino.

I vini della Tuscia: dagli Etruschi ai giorni nostri

La produzione del vino nella Tuscia ha una storia molto antica che risale all’età del Bronzo, circa XI sec. A.C. Ma c’è anche una curiosità che Carlo Zucchetti non manca mai di svelare in ogni convegno: gli Etruschi (VIII sec. AC) sono stati la prima popolazione che ha iniziato la coltivazione della vite in posizione eretta. Il vino non mancava mai nei famosi banchetti etruschi e, come raffigurato nelle bellissime tombe dipinte che ci hanno lasciato nel territorio della Tuscia, questo estratto dell’uva faceva parte della loro vita quotidiana.

In tempi moderni i vini e le cantine della Tuscia sono cresciuti per numero e qualità.  Si tratta di vini molto apprezzati dagli estimatori, che vengono prodotti seguendo opportune regole e nel rispetto dell’ambiente. Nel corso degli anni hanno ricevuto molti riconoscimenti ufficiali tanto da conquistare sempre più i mercati internazionali.

 © Officina Visiva

Nei primi anni del 2000 le aziende erano soltanto 20 ora sono diventate 95. Per Zucchetti il merito di questo aumento è dei giovani imprenditori locali, molto più spesso donne, che stanno investendo sul biodinamico e sul biologico. E aggiunge che oggi non bisogna più parlare di eccellenze ma di qualità diffusa, data da quell’insieme di sapere di cui si fanno portatori i vignaioli indipendenti che hanno ripreso a fare il vino secondo le antiche tradizioni. La prestigiosa Università Agraria della Tuscia, con il suo percorso di studi dedicato all’enologia, è un altro tassello importante nell’innalzamento della qualità.

Turismo Enogastronomico nella Tuscia

La Tuscia, tuttavia, non produce solo buoni vini, ma anche  tanti prodotti della terra che sono prelibati e certificati. Olio extravergine d’oliva, patate, legumi, nocciole, castagne, zafferano, solo per citarne alcuni. Coltivare, marchiare e vendere questi prodotti secondo il criterio della filiera corta è la via giusta per identificarli direttamente con il territorio a cui appartengono, così da sostenere l’economia dei piccoli produttori locali e promuovere, anche a livello internazionale, il turismo enogastronomico nella Tuscia.

Proprio in virtù di una ripresa turistica, molte aziende vinicole locali stanno aprendo le porte ai visitatori per diffondere la cultura del vino attraverso la conoscenza dei vignaioli, le passeggiate tra i vigneti e la visita  delle cantine. In queste aziende il vino, l’arte e la cultura spesso si fondono per accompagnare le degustazioni con laboratori, mostre, concerti e convegni.

Cantina Antonella Pacchiarotti – Grotte di Castro – © Officina Visiva

Molti vigneti fanno parte di un paesaggio mozzafiato e sono un patrimonio naturale inestimabile. Basti pensare al vigneto di Antonella Pacchiarotti che da Grotte di Castro si affaccia sul meraviglioso Lago di Bolsena e offre una vista spettacolare sulle isole Martana e Bisentina.

La Tuscia del Vino

Carlo Zucchetti è anche autore di un progetto editoriale eno-turistico che ogni anno pubblica una nuova guida enogastronomica chiamata La Tuscia del Vino. Questa guida narra il territorio e premia – assegnando simbolicamente Il cappello – le migliori aziende vinicole che si sono distinte per innovazione, sostenibilità e rafforzamento del brand del territorio.  

 Il giornalista fa anche parte di Volcanic Wines, ossia un network di enoteche, comuni e consorzi dei vini DOC italiani provenienti da colture su terreni vulcanici.

Con il suo immancabile ed elegante cappello è sempre presente in tutte le fiere del vino ed è ormai considerato una delle massime autorità del mondo vinicolo nazionale e internazionale.

In  conclusione, Carlo Zucchetti ama la sua terra ricca di storia, arte, cultura e natura, e raccontandone il vino, la promuove come una delle migliori destinazioni turistiche d’Italia.

Tuscia: una destinazione con il cappello!

Produttori enogastronomici locali al Tuscia Wine & Food presso la Sede della Provincia © Officina Visiva

Note sui Vini della Tuscia:

Est!Est!!Est!!! di Montefiascone 3 marzo 1966

Orvieto 7 agosto 1971

Aleatico di Gradoli 21 giugno 1972

Cerveteri Bianco 30 ottobre 1974

Cerveteri Rosso 30 ottobre 1974

Vignanello Bianco 14 novembre 1992

Greco di Vignanello 14 novembre 1992

Vignanello Rosso 14 novembre 1992

Tarquinia Bianco 9 agosto 1996

Tarquinia Rosso 9 agosto 1996

Tuscia  o Colli Etruschi Viterbesi 11 settembre 1996

I.G.T. della Tuscia

Civitella d’Agliano 22 novembre 1995

Colli Cimini 22 novembre 1995

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