Un flacone di shampoo, una crema solare, uno scrub, uno spazzolino, una confezione di salviette. Li utilizziamo, li gettiamo e spesso la storia finisce lì. In realtà, per molti di questi prodotti il viaggio è appena iniziato. Una parte dell’impatto ambientale della nostra routine quotidiana di igiene e bellezza rimane infatti fuori dal nostro campo visivo: è fatta di imballaggi, materiali difficili da riciclare, sostanze che finiscono negli scarichi e particelle di plastica così piccole da non essere percepite a occhio nudo. È questo il paradosso dei “rifiuti invisibili”: prodotti pensati per farci sentire più puliti, curati e protetti possono avere un costo ambientale che non vediamo immediatamente; e in estate tra creme solari, prodotti doposole, shampoo e piccoli campioncini da viaggio, il problema può diventare ancora più evidente.
BELLI, PULITI… MA A QUALE PREZZO PER L’AMBIENTE?
I rifiuti invisibili della nostra quotidianità sono più di quanto immagini.

La plastica non è soltanto quella del flacone
Quando si parla di plastica nei cosmetici, il primo pensiero va naturalmente alla confezione. Ma la plastica può essere presente anche all’interno del prodotto, sotto forma di particelle o polimeri sintetici. Le microplastiche sono particelle di materiale plastico inferiori a 5 millimetri. Alcune vengono prodotte intenzionalmente per svolgere determinate funzioni: possono contribuire alla consistenza di un cosmetico, alla sua capacità di formare una pellicola, alla texture o all’effetto esfoliante. L’UNEP ha documentato da anni la presenza di questi materiali nei prodotti per la cura della persona e il rischio che, una volta risciacquati, possano raggiungere gli ambienti acquatici. La situazione, però, sta lentamente cambiando. L’Unione Europea ha introdotto nel 2023 una restrizione sulle microplastiche aggiunte intenzionalmente nei prodotti, con periodi di transizione differenti a seconda delle categorie. Per alcuni cosmetici a risciacquo il termine previsto è ottobre 2027, mentre per alcune categorie di make-up, prodotti per labbra e unghie la transizione definitiva arriverà più avanti.

Il campioncino che dura cinque minuti
C’è poi un tipo di rifiuto che conosciamo benissimo ma al quale prestiamo pochissima attenzione: il piccolo campioncino monodose. Durante le vacanze ne possono comparire parecchi. Una bustina di crema idratante, una confezione di shampoo, una maschera per capelli, un detergente per il viso. Sono comodi, occupano pochissimo spazio e sembrano quasi innocui proprio perché minuscoli. Il problema è che la loro dimensione non coincide con il loro impatto; ognuno di questi viene infatti prodotto, confezionato, trasportato e utilizzato una sola volta, dopodiché rimane un involucro da smaltire e, purtroppo, i formati molto piccoli e composti da materiali diversi possono essere particolarmente difficili da gestire nei normali sistemi di raccolta. Si tratta quindi di un oggetto che può sembrare insignificante se preso singolarmente, ma che cambia di prospettiva quando moltiplicato per milioni di utilizzi.

Meno usa e getta, più attenzione alle scelte
La soluzione non consiste nel rinunciare totalmente ai prodotti che utilizziamo quotidianamente: bastano scelte più concrete. Quando possibile si possono preferire prodotti con confezioni essenziali, evitare il ricorso sistematico ai monodose, utilizzare i prodotti fino alla fine e scegliere ricariche o formati riutilizzabili quando sono realmente funzionali. Anche imparare a leggere le indicazioni sulla confezione e a differenziare correttamente gli imballaggi fa la sua parte. Per i cosmetici, inoltre, non bisogna confondere “naturale”, “biologico”, “senza plastica” e “sostenibile”: sono concetti diversi e un prodotto con un ingrediente di origine naturale non è automaticamente più rispettoso dell’ambiente. La direzione indicata anche dalle nuove regole europee è quella di intervenire non soltanto sul riciclo, ma soprattutto sulla quantità di imballaggi prodotti, sulla loro progettazione e sulla possibilità di riutilizzarli.

La vera domanda è: quanto ci serve davvero?
Forse il modo più semplice per affrontare il problema dei rifiuti invisibili è cambiare prospettiva. Prima di chiederci quale prodotto sia più ecologico, possiamo domandarci se abbiamo davvero bisogno di quel prodotto, di quella confezione e soprattutto di quella versione monouso. Un campioncino utilizzato per pochi minuti può sembrare irrilevante. Un flacone vuoto sembra soltanto un piccolo rifiuto. Una particella microscopica non si vede nemmeno. Ma milioni di piccoli gesti producono un effetto molto concreto. Le nostre routine quotidiane non devono diventare una colpa, ma semplicemente un’occasione per fare qualche scelta più consapevole. Perché prendersi cura di sé significa anche imparare a guardare oltre lo specchio: il prodotto che usiamo non finisce necessariamente quando lo abbiamo finito noi.
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