Molti di noi siamo inconsapevolmente affetti dalla dipendenza da zucchero che, come qualsiasi tipo di droga, dà assuefazione portandoci alla continua ricerca di cibi processati che possono darci quel senso di immediato appagamento e sazietà, seppure a breve termine. Si chiama smania di cibi ultra processati, studiati ad hoc dall’industria alimentare che cerca di influire sul nostro comportamento alimentare per inseguire i profitti del mercato. Quando mangiamo spesso prodotti industriali confezionati, cibi in scatola o surgelati, bevande zuccherate e snack, facciamo inconsciamente un patto con zuccheri, additivi vari, conservanti e coloranti che, a lungo temine, possono minare la nostra salute con l’insorgenza di innumerevoli patologie, purtroppo a volte anche gravi come diabete, tumore e malattie cardiovascolari, solo per citarne alcune.

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Il diabete è una delle malattie più diffuse e sta registrando un preoccupante incremento nel corso del tempo
Il diabete è una patologia in crescita a livello mondiale e, in Italia, interessa oltre 3,5 milioni di pazienti (il 5,9% dell’intera popolazione). La maggiore incidenza è data dal diabete di tipo 2, una malattia multifattoriale che tende a presentarsi dopo i 30-40 anni d’età, strettamente correlata a sovrappeso, obesità e scorretta alimentazione. Proprio a causa di un consumo eccessivo di zucchero, si stima addirittura che una grande percentuale della popolazione è prediabetica, ossia con una glicemia (livello di glucosio nel sangue) maggiore del normale (iperglicemia).
Tuttavia, non basta prendere il caffè amaro o mangiare meno dolci per limitare il consumo dello zucchero. La chiave è leggere attentamente l’etichetta degli ingredienti per comprendere cosa contenga effettivamente il prodotto che si sta acquistando. Va inoltre detto che gli zuccheri possono essere indicati nelle etichette dei prodotti alimentari con diversi nomi, rendendo talvolta difficile riconoscerli.
Ecco alcuni esempi dei termini che potrebbero indicare la presenza di zuccheri aggiunti:
1. saccarosio: il comune zucchero da tavola ottenuto dalla canna da zucchero o dalle barbabietole da zucchero;
2. glucosio: uno zucchero semplice che il corpo usa come fonte primaria di energia;
3. fruttosio: lo zucchero presente naturalmente nella frutta, ma anche aggiunto ad alcuni prodotti;
4. maltosio: uno zucchero derivante dal malto di cereali;
5. destrinosio: derivato da amido idrolizzato, usato come dolcificante;
6. sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS): un dolcificante liquido ottenuto dal mais che contiene una grande quantità di fruttosio;
7. miele: un dolcificante naturale prodotto dalle api, ma comunque considerato zucchero aggiunto quando usato in prodotti confezionati;
8. sciroppo d’agave: estratto dalla pianta di agave, ricco in fruttosio;
9. sciroppo di riso: un dolcificante derivato dal riso;
10. melassa: un sottoprodotto della produzione dello zucchero da canna o barbabietola, spesso usato per aromatizzare;
11. succo di canna evaporato: succo di canna da zucchero concentrato e parzialmente evaporato;
12. zucchero invertito: una miscela di glucosio e fruttosio ottenuta dall’idrolisi del saccarosio;
Video di Tim Samuel
Obesità, non una colpa ma un problema sociale
Leggere le etichette dei prodotti nei supermercati, conoscere gli effetti dannosi della dipendenza da zucchero, limitare l’uso di bevande alcoliche e zuccherate, verificare la tracciabilità degli alimenti anche freschi, prediligere prodotti locali e della filiera corta, avere cura del corpo e della mente, sono le buone pratiche per vivere sano e mangiare bene.
Più informazione e cultura sul cibo può orientare meglio le nostre scelte in materia di cibo, aiutandoci a prevenire il rischio di obesità e di tutte le malattie che ne derivano. Le persone al mondo che soffrono di obesità sono ormai oltre un miliardo e questo disturbo dell’alimentazione viene ancora trattato con un approccio troppo individuale, intervenendo singolarmente quando il caso è già manifesto. Si tratta invece di un problema sociale che andrebbe curato alla radice perché scaturito da un ecosistema alimentare malato che fa abuso di zuccheri e di produzione di cibo spazzatura.
Gli obesi sono molto spesso vittime di questo sistema truccato, che crea prodotti che danno dipendenza, alla stessa stregua della sigarette con la nicotina. Il marketing seduce i consumatori; la smania del riacquisto, dato dall’assuefazione, spinge i fatturati. È la pandemia della fame! L’appetito compulsivo indotto dall’assuefazione è una malattia sociale.
Eppure, chi soffre di disturbi alimentari a volte può nutrire anche sensi di colpa rispetto alla propria condotta con il cibo, scambiando per debolezza personale ciò che è invece “tossicodipendenza da zucchero”. Essere fortemente in sovrappeso può innescare una serie di conseguenze psicofisiche che interessano, tanto la questione motoria e la salute in generale, quanto la condizione psicologica dell’individuo, che si sente umiliato da una società che ci vorrebbe tutti belli e magri.
Da qui la necessità di diffondere informazione e cultura sul cibo. Il primo passo per riappropriarsi della propria libertà alimentare è sapere cosa mangiamo.

Foto di cottonbro studio
Bambini: principali bersagli di cibi zuccherosi
Fast food, merendine, bevande gassate, snack e patatine hanno aperto la strada anche all’obesità infantile. Pubblicità mirata, sorprese e piccoli omaggi associati agli snack mettono i bambini nel mirino del marketing.
I trabocchetti alimentari per i più piccini possono insidiarsi anche nel panino della merenda o in un piatto apparentemente salutare. Molto spesso infatti, ciò che viene venduto come pane in cassetta, altro non è che una schiuma emulsionata industriale, confezionata in comode fette per preparare ai nostri figli gustosi sandwich carichi di salse. Anche un sano minestrone potrebbe essere in realtà un carico di conservanti e zuccheri se al posto delle verdure fresche optiamo per un prodotto surgelato.
Ed ecco che la patologia del fegato grasso sta insorgendo addirittura nei bambini. Il cibo ultra processato è una congiura economica e sociale che si è andata formando nel tempo a nostro danno. E le nuove generazioni ne stanno pagando le conseguenze sin dalla nascita.
Cibo: pasto veloce e intrattenimento lento
In un mondo sempre più frenetico, che ogni giorno ci impegna tra tante attività, comprare alimenti industriali da infornare o saltare direttamente in padella, può sembrare l’unica soluzione per risolvere i pasti di tutti i giorni, risparmiando inventiva, tempo e fatica in cucina. Inconsapevolmente, zuccheri, coloranti e conservanti inondano le nostre tavole, incidendo sulle nostre abitudini alimentari attraverso la subdola assuefazione insita negli additivi. Alimentazione trascurata e distacco verso la cultura del cibo, rischiano di andare di pari passo.
In una società cambiata, che ci spinge troppe ore fuori casa e, a volte, ci toglie le energie per destreggiarci ai fornelli, la cucina sana e tradizionale della nonna sembra davvero arrivata al tramonto. Tuttavia, in contropartita al piatto confezionato per un consumo veloce, si è aperta l’era del ciboproposto come intrattenimento lento. Chef stellati e sfide in cucina affollano le trasmissioni televisive con ricette gourmet e un linguaggio nuovo che fa tendenza, e un po’ sorridere: impiattare (presentazione estrosa del piatto), umami (sapore intenso di alcuni frutti maturi o formaggi stagionati), sous-vide (tecnica di cottura in sottovuoto), fusion (combinazione nello stesso piatto di gusti di tradizioni culinarie diverse) e così via.
Se da un lato consumiamo cibo industriale e super processato che ci fa ingrassare, dall’altro ci appassioniamo a Master Chef, cooking show e a fantasiosi reel di cucina che ci intrattengono sui social.
È l’era del food porn, in cui foto di dolci scenografici sono tanto instagrammabili quanto calorici.
È soprattutto tempo di fare un’inversione di marcia, e ripartire dalla nostra terra e dalle tradizioni per un cibo sano, genuino e controllato, che ci tiene in forma e ci libera dalle dipendenze alimentari.
Meno ricchi, più obesi
Dopo questa breve riflessione sugli effetti dannosi del “cibo come droga”, non ci rimane che fare un’ulteriore costatazione. L’obesità è statisticamente più diffusa nelle comunità a basso reddito e tra le persone che vivono in condizioni di disagio economico o povertà. I fattori che favoriscono questo drammatico fenomeno sono vari e interconnessi:
- continua diffusione di fast food e pasti veloci a basso costo;
- elevata disponibilità di cibi confezionati, ipercalorici e poco nutrienti, pronti da spacchettare e consumare;
- marketing aggressivo delle aziende alimentari su prodotti super processati e a basso prezzo;
- ansia e frustrazione che inducono al consumo di cibi “comfort”, tanto istantaneamente gratificanti quanto zuccherosi e grassi;
- mancanza di una adeguata educazione alimentazione.
Il rapporto tra povertà, obesità e malattie va dunque ripensato alla radice, anche attraverso delle politiche pubbliche e sociali che affianchino il sostegno economico ad una corretta informazione sulla dannosità degli zuccheri contenuti nei cibi ultra processati, e sulla assuefazione che ne consegue, e che ne stimola il consumo e la fame compulsiva.
La cultura del Cibo: emancipazione dall’estasi dello zucchero e ritorno alle sane radici
È dunque tempo di rallentare, di riflettere e, soprattutto, di riscoprire la cultura del cibo con i suoi sapori genuini e puri, non truccati da zuccheri, coloranti e additivi vari.
Una sana alimentazione riduce la fame compulsiva, protegge la salute e migliora la nostra aspettativa di vita. Sapere da dove proviene ciò che mangiamo, e i processi che sono intercorsi per ottenere i prodotti finali, come carne, latte e formaggi, è il primo passo verso una piena consapevolezza alimentare.
Prediligere i prodotti della filiera corta non è solo una modalità di acquisto, ma una filosofia di vita, un ritorno alla semplicità e all’essenzialità, dove ogni alimento racconta la storia del territorio, della natura e delle persone che lo ha prodotto. Optare per cibo locale e stagionale significa nutrirsi in modo più sano ed equilibrato, ma anche contribuire alla sostenibilità ambientale, riducendo l’impatto dei trasporti a lunga distanza e sostenendo l’economia locale.
In conclusione, limitare l’uso di cibi ultra processati ad alto contenuto di zuccheri protegge la nostra salute, e anche l’ambiente.
