Cinema italiano: protagonista il cibo dalla povertà al glamour mediatico

Cinema italiano: protagonista il cibo dalla povertà al glamour mediatico

Fare riferimento al cibo nelle scene cinematografiche, agli esordi della pellicola, era considerato sconveniente e poco elegante. Così come descrivere condizioni di vita umili e ambienti abitativi modesti. Dalla fine degli anni ’40 nasce invece l’esigenza opposta, ossia quella di narrare, attraverso il cibo, un Paese flagellato dalla guerra, che deve fare i conti con la fame e la miseria.  Sono gli anni della ricostruzione. Nei tempi a venire, il cibo sarà invece rappresentato come il termostato del ritrovato benessere.

Il cibo nel cinema come espressione di una società che cambia

Nel dopoguerra, il neorealismo italiano ha dipinto un quadro vivido e spesso crudo della realtà dell’Italia, includendo con maestria il cibo come simbolo potente della condizione sociale e delle lotte quotidiane. Un esempio emblematico è Ladri di biciclette(1948) di Vittorio De Sica. In una delle scene più memorabili, il protagonista Antonio porta suo figlio Bruno in una trattoria. Qui, la semplice pasta e fagioli rappresenta un lusso, un momento di normalità in una vita dominata dalla precarietà. Questa scena è un ritratto delicato e struggente della speranza, una pausa di umanità nel turbinio delle difficoltà.

Tuttavia, una delle prime immagini più  celebri, che porta il cibo al centro della narrazione cinematografica, è tutt’altro che malinconica. Si tratta del film  Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli, tratto dall’omonima opera teatrale (1888) di Eduardo Scarpetta. Totò e compagnia, colpiti da una sorta di fame atavica, arraffano e mangiano spaghetti, ficcandoli anche in tasca. Una scena storica ed esilarante, rimasta ancora impressa nel nostro immaginario collettivo. 

Con l’arrivo del boom economico negli anni ’60, il cinema riflette un’Italia in rapida trasformazione. In La Dolce Vita (1960) di Federico Fellini, il cibo diventa sinonimo di opulenza e decadenza. La celebre scena del banchetto di pesce nella villa di Steiner è un chiaro contrasto con le immagini di potreste e disperazione del neorealismo. Qui il cibo non è solo una necessità, ma una celebrazione dello status e del piacere.

Nel film La grande abbuffata (1974) di Marco Ferreri la narrazione del cibo è già emblematica nel titolo. Quattro amici annoiati decidono di suicidarsi con un overdose di cibo e di sesso. Nel capolavoro di Ferreri, i quattro protagonisti sono Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Philippe Noiret e Michél Piccoli. Rimasta celebre la divertente frase: “Altri e due spaghettini  aglio e olio?”.

E chi non ricorda il divertentissimo film Le vacanze intelligenti (1977) di Steno con Alberto Sordi e Anna Longhi (Remo e Augusta Proietti). Una coppia di genitori che sperimentano una vacanza intelligente tra arte e dieta alimentare, progettata dai figli salutisti e orientaleggianti.

Tuttavia, negli anni ’70 e ’80, il rapporto con il cibo nei film italiani evolve ulteriormente, in linea con i giovani in crisi e la loro ribellione contro le convenzioni sociali. Amici miei (1975) di Mario Monicelli offre numerose scene in cui i protagonisti, legati da una profonda amicizia, vivono avventure gastronomiche che sono quasi un anti-manifesto alle norme borghesi.

Il cinema degli anni 2000 riflette ulteriori trasformazioni e il cambiamento delle abitudini alimentari. In Mine Vaganti (2010) di Ferzan Özpetek, il cibo svolge un ruolo centrale, rappresentando le radici e la tradizione familiare, ma anche i conflitti intergenerazionali e le nuove influenze culturali. La preparazione del pranzo di famiglia nel cortile della casa pugliese è un tripudio di sapori e simboli, che mescolano vecchio e nuovo, tradizione e modernità.

Inoltre, come non menzionare La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino. Tra le sontuose feste romane, il cibo assume un ruolo centrale del discorso estetico e filosofico del film. Le elaborate cene nei palazzi storici rappresentano la perdita e il recupero del senso, in una Roma che è al contempo antica e moderna.

Vogliamo infine ricordare Perfetti sconosciuti (2016) di Paolo Genovese. Un vero capolavoro cinematografico che muove dall’iconica cena tra amici. L’intero film si svolge attorno a un tavolo da pranzo, dove il cibo diventa metafora di segreti e rivelazioni. Il piatto principale, una sofisticata cena gourmet, simboleggia le relazioni costruite con cura ma minacciate da oscuri segreti e imprevedibili colpi di scena.

Si è aperta ormai la strada a fusion etniche, sperimentazione, cucina gourmet e nuove tendenze culinarie, anch’esse ben rappresentato nel cinema contemporaneo. In Gamberetti per tutti (2019) di Cédric Le Gallo e Maxime Govare, anche se non un film italiano, si evidenzia come le cucine di tutto il mondo si mescolano, dando vita a piatti che raccontano storie di inclusione e diversità. La narrazione del cibo si fa così più ricca, complessa e contaminata, riflettendo una società in continuo mutamento.

La narrazione del cibo nel piccolo schermo: una vera abbuffata di programmi di cucina

Ormai da qualche anno, molti programmi televisivi e reality show puntano i riflettori sulla narrazione del cibo. Gli chef stellati, diventati vere e proprie celebrità, dominano la scena mediatica con programmi come MasterChef Italia e Hell’s Kitchen Italia. Questa spettacolarizzazione del cibo ha drasticamente catturato l’attenzione dei telespettatori. Tuttavia, i piatti così belli e “instagrammabili” sembrano pensati più per soddisfare l’estro culinario e l’ego dello chef piuttosto che il palato dei commensali. 

Nei video realizzati per la Zootecnica Viterbese dai nostri amici di #SbobTV, in modo ironico e scherzoso, si parla sempre di cibo.

Ironizzando sul futuro

Guardando al futuro, non possiamo fare a meno di chiederci come cambierà il nostro rapporto con il cibo e come questo verrà rappresentato sul grande schermo. Forse un giorno vedremo eroi cinematografici che combattono contro le emissioni di carbonio cucinando “insetti gourmet” con fare sofisticato. Potremmo assistere a pellicole in cui il cibo virtuale permette di nutrirci senza ingrassare, liberandoci dal senso di colpa con un semplice clic.

Il cibo nel cinema italiano ha saputo raccontare storie di povertà e redenzione, opulenza e decadenza, tradizione e innovazione. E come diceva il saggio: “La vita è come una lasagna: può essere un disastro, ma con il giusto strato di formaggio si aggiusta tutto.” 

Buon appetito e buona visione!

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